Partito

Il mio intervento in direzione nazionale. Buona lettura!

Penso si debba partire dalla constatazione che questa campagna elettorale è stata durissima e, quindi, anche io mi sento di ringraziare chi l’ha fatta. Alcuni si sono impegnati allo spasimo, altri, quasi fossero degli spettatori, ne hanno atteso l’esito solo per giudicare il gruppo dirigente.

Penso anche, come Graziano Delrio, di riconoscere che l’atto delle dimissioni date da Renzi siano un gesto di responsabilità. Allo stesso modo, riflettendo come ha fatto Pittella sulla progressiva perdita del consenso del Pd negli ultimi dieci anni, che la scommessa della segreteria e del governo Renzi, quest’ultimo appoggiato anche da pezzi della destra ma attuando un programma di sinistra, è quello che ha trattenuto la sinistra italiana dal precipizio in cui sono cadute, negli stessi anni, le forze socialdemocratiche europee e che ha provato a rilanciare. Se abbiamo una responsabilità è quella di ripartire dalle ragioni della sconfitta di “quel” progetto, piuttosto che invocare una tabula rasa catartica o fare processi sommari.

Penso si debba stare all’essenziale e che quindi si debba ripartire dal punto fermo che è quello dell’opposizione politica in parlamento. Nello stesso tempo bisogna avere l’ambizione di proporre un’alternativa fin da ora che abbia le caratteristiche di una proposta di governo per la società. Questa è stata la nostra forza. Questo è il Partito democratico che io ho scelto e che ritengo debba essere preservato.

La funzione del PD è quella di rientrare in una ridotta socialdemocratica? Quella di abbandonare il tema dell’innovazione? O quello di abbandonare il tema dei diritti? A me sembra che di questo tema si sia parlato fin troppo poco e siccome apprezzo molto che Maurizio Martina abbia già squadernato una serie di temi, dico a lui che dobbiamo ripartire proprio dalla società aperta, che sarà la principale sfida dei prossimi decenni. Dobbiamo ripartire dai temi che hanno caratterizzato le esperienze più avanzate che hanno tentato un’inversione di tendenza rispetto alle “malattie” sociali della paura, del rancore, della chiusura, che spirano in tutto il mondo e che hanno consegnato ai demagoghi e ai populisti tanta parte della popolazione.

Lo dico anche perché questo voto ci consegna un dato che deve essere analizzato più profondamente.
Questo è un voto dove l’autonomia del politico, si sarebbe detto un tempo, è fortissima. C’è stata una delega in bianco, addirittura disincarnata, e mi fa piacere che Peppe Provenzano abbia potuto valutare i curriculum dei candidati 5 stelle, perché io non ne ho visto uno in giro a fare campagna elettorale. Addirittura se li intervistavano non dicevano neanche il loro nome. Dobbiamo ragionare seriamente su come reinsediarci nella società: non significa però tornare nella nostra ridotta e ritenere che le parole della sinistra possano essere solo evocative dello stato di difficoltà in cui si trova tanta parte della popolazione.

Ci sono tre temi che ci interrogano sul nostro paese.

Un paese diviso tra nord e sud: dobbiamo recuperare una vocazione nazionale che faccia della questione meridionale una grande questione nazionale, non una lamentazione episodica per affermare che noi dobbiamo dare più assistenza perché questa è stata la domanda e questa è la carta vincente. Piuttosto dobbiamo riflettere sui tanti che hanno viste frustrate le legittime aspettative perché scavalcati da chi non aveva gli stessi titoli, ma solo più conoscenze.

Un paese instabile dal punto di vista istituzionale e io su questo chiedo però, lo chiedo anche a Maurizio, di avviare un ragionamento su quello che dovrà essere la nostra posizione sulle riforme elettorali, ma anche rilanciando quelle costituzionali. Il punto su cui abbiamo marcato la sconfitta referendaria era anche il punto più avanzato di una proposta politica che dava una prospettiva più stabile e moderna al paese.

Un paese frustrato perché, su questo condivido molti degli interventi, anche dalla mancanza di un ricambio della classe politica. Per questo motivo sono stati scelti coloro che l’hanno fatta più profondamente, più radicalmente, più definitiva.

Allora io mi chiedo però, siccome qui sono state dette delle cose piuttosto significative rispetto al ruolo del governo, e chiamo a testimonianza il Presidente Gentiloni, davvero Vincenzo De Luca pensa che il problema di Vincenzo de Luca e della Campania sia stato il governo? Davvero il problema siamo stati noi? Mi chiedo quali sono stati gli errori che abbiamo fatto. I 500 milioni sulle ecoballe? I 600 milioni per l’Eav? Averlo nominato commissario della Sanità? I 250 milioni su Bagnoli? Davvero non si percepisce l’irrilevanza dell’azione amministrativa rispetto al consenso che è stata chiaramente avvertita in tutto il mezzogiorno. L’irrilevanza elettorale pur guidando le amministrazioni e i governi dei territori?

Per me questi sono temi su cui dobbiamo riflettere, ragionare, però aggiungendo un tema che mi è caro e voglio concludere su questo.
Noi dobbiamo presidiare l’area della difesa dei diritti, e quindi dei doveri nella società nei confronti di tante persone. Non vorrei che oggi, così come è scomparsa l’emergenza migranti dai giornali, così come è scomparsa l’emergenza sulla sicurezza, noi oggi tornassimo a dire che forse lo ius soli non era la parte giusta della nostra proposta e ci occupassimo di come contenere le “bande di extracomunitari” come ho sentito qui dal presidente della mia regione.
Oppure che si dica che l’integrazione è stata un problema, anzi il problema. Concetto assolutamente vero, anche perché non mi risulta che si siano fatte politiche di integrazione all’altezza dei bisogni che pure avvertivamo. Così l’integrazione è fallita.

Ripartiamo anche da qui. Abbiamo un compito che non è quello di inginocchiarci di fronte alla vittoria degli altri ma quello di iniziare a perseguire una nostra strategia.

A me farebbe piacere anche iniziare a farlo in piazza, magari il 25 aprile prossimo a Milano sapendo che quello che il rispetto ai valori dell’antifascismo democratico e nonviolento è stato uno dei punti sui quali ci hanno attaccato e sul quale però non dovremo mai arretrare.

Gennaro Migliore

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